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La guerra del grano duro italiano e la qualità “Senatore Cappelli”

Tutta colpa (o merito) di una puntata di Report (Rai Tre) andata in onda lunedì scorso, 19 ottobre, e di un servizio d’approfondimento realizzato da Bernardo Iovene. Che, di fatto, ha amplificato ciò che pure già si sapeva da un po’. Cercando testimonianze, prove, documenti e ogni altro dettaglio attinto dal mondo immenso del cibo e delle sua qualità spesso decantate troppo in fretta. Qui, invece, si trattava di capire le qualità di un grano speciale e di un “sogno” iniziato sul nascere del Novecento e arrivato sino a qui dal profondo sud. Era il 1915 e cinque anni fa di Nazareno Strampelli e Raffaele Cappelli, ovvero scienza e passione untesi cento anni prima così si raccontava volendo raccontare la nascita del grano duro italiano in poco più di tre minuti.

Tre mesi fa invece dai dati Ismea, il 2020 fece registrare la diminuzione generalizzata delle vendite di pasta in Italia calate del 3%. Tutti giù tranne uno. Sono salite solo le vendite di pasta realizzata con grano italiano e si sono letteralmente impennate quelle della pasta di Senatore Cappelli. Sarà stato anche questo che, probabilmente ha indotto Bernardo Iovene e le telecamere di Report ad approfondire per capire come mai il pubblico avesse espresso una preferenza così netta? Fuor di trasmissione e prima ancora che arrivasse Bernardo Iovene, altri attenti osservatori si son fatti le stesse domande elencando almeno 7 buoni motivi per mangiare la pasta realizzata con questo grano duro antico.

Il primo è strettamente legato alla necessità di far parlare il territorio di una nazione a cui si lega l’origine stessa della pasta. Prodotto principe dell’alimentazione tricolore, la pasta, non può che richiedere un grano italiano. Così il Senatore Cappelli è un grano ampiamente coltivato in Italia, che a partire dalla battaglia del grano degli anni 20 e 30 fino agli anni 60 è stato il grano duro più diffuso in Italia prima di che grani più moderni la soppiantassero rischiando di farla scomparire. Il declino arriva fino all’anno 1996 quando di grani duro italiano se ne produceva solo 10 mila kg all’anno grazie anche ad un piccolo pastifico marchigiano che aveva riavviato qualche anno prima, nel 1991, la produzione del grano duro italiano Senatore Cappelli. Ma la differenza si sentiva e così nel 2017 la produzione ha toccato i 2,5 milioni di kg realizzata soprattutto in regioni come la Puglia e la Basilicata ma non solo. Non è un caso che se c’è un grano più adatto e adattabile anche alle regioni del centro Italia è proprio questo molto più di altri. Nemmeno le tesi di chi ha tentato invano di far derivare le origini del grano Senatore Cappelli da una varietà tunisina restano in piedi per autorevolezza. Il grano duro italiano è stato “inventato” ad inizio Novecento dal geniale agronomo Nazareno Strampelli incrociando quella e altre varietà per unirne i tratti migliori.

Cento anni anni appena festaggiati nel 2015 eppure il Senatore Cappelli è a tutti gli effetti un grano antico dacché selezionato prima che venissero introdotte le moderne lavorazioni industriali e quando le produzioni erano ancora per lo più semplici e artigianali. Più tardi la produzione industriale di farina in gran quantità e velocemente avrebbe stravolto (come è accaduto) il modo di lavorare il grano e favorito la diffusione di grani più bassi, più proteici e con più glutine. In mezzo ad un mare di “contaminazioni” il Senatore Cappelli resta un grano come quelli di una volta, dalla spiga alta, dalle radici profonde e, soprattutto, ideale per essere coltivato biologicamente perché non sopporta di essere concimato troppo (tende a crescere in altezza e spezzarsi).

Così, prima che Bernardo Iovene si muovesse anche per raccogliere i pareri di nutrizionisti ed università, c’era chi si era già mosso con il sospetto che molti studi ufficiali siano “sempre orientati” dai finanziamenti delle multinazionali. Enzo Spisni, docente di fisiologia della nutrizione a Bologna, ha affermato senza nessuna esitazione: «Di tanto in tanto escono delle pubblicazioni sponsorizzate dalle multinazionali sementiere con analisi fasulle». Intanto sono tanti gli studi che dimostrano una maggiore presenza di flavonoidi e antiossidanti nei grani antichi, diverse proprietà antinfiammatorie e anche la capacità di ridurre il colesterolo. Effetti che hanno un impatto diretto sulla digeribilità e la riduzione delle infiammazioni intestinali “liquidate” come intolleranze al glutine, come sostenuto da tanti ricercatori. Tra questi il paladino del buon cibo, il medico ed epidemiologo Franco Berrino assieme a Luigi Fontana nel loro libro La grande via si sono spinti a dire che «Alcuni lavori scientifici suggeriscono che la sostituzione dei grani moderni con quelli antichi potrebbe esercitare azioni benefiche sulla colesterolemia, sullo stato infiammatorio, sul danno ossidativo delle membrane cellulari e sulla funzionalità intestinale».

Report è andata su queste tracce e ha sottolineato, per esempio, che il grano Senatore Cappelli non è mai prodotto con agricoltura convenzionale. Un evidenza che venne fuori già durante l’incontro sul tema Che cosa sono i grani antichi del 2016, per esempio, tenuto all’interno della libreria Rizzoli nella Galleria Vittorio Emanuele II in centro a Milano quando l’agricoltore di Gubbio Piero Musini rivelò di aver fatto un esperimento. In un piccolo campo aveva provato a coltivare il grano Senatore Cappelli con i pesticidi e i concimi chimici che si usano nell’agricoltura convenzionale. Ebbene. Dopo un buon inizio, dove le spighe erano cresciute più rigogliose, i risultati finali furono peggiori rispetto ai campi biologici. E questo perché, come altri grani a spiga alta, i pesticidi tendono a far crescere la pianta in altezza mentre le radici profonde inibiscono naturalmente la presenza delle malerbe che è necessaria uccidere con i pesticidi nelle coltivazioni di grani moderni. Dunque Senatore Cappelli e agricoltura bio fanno binomio per necessità.

Una nuova frontiera della pasta, quindi, che Report ha avuto il merito di divulgare al grande pubblico sempre più attento al tema del benessere, ad uno stile di vita più sano, senza dimenticare l’esigenza fondamentale del mangiare bene e di un impatto ambientale sempre più vicino allo zero nonostante le contraddizioni nei consumi ed il bombardamento mediatico di cibo industriale che fa sommamente male al nostro organismo. La lezione che ci viene dall’approfondimento di Report ha molti aspetti ed il pregio di aver documentato, se ancora occorreva, un dato. Che il grano duro Senatore Cappelli è forse il migliore esempio di grano storico per integrità nutrizionale e sapore pregiato. E che il genetista Nazareno Strampelli è stato il creatore di quel grano rivoluzionario che grazie alla resa e alla resistenza, occupò più del 60% della superficie italiana coltivata a grano e pose fine all’esigenza di importare grani esteri. Ecco la puntata di Report anadata in onda il 19 ottobre scorso con il servizio integrale di Bernando Iovene sul grano duro italiano Senatore Cappelli.

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