Dicono che il tempo e le cure senza compromessi sono gli ingredienti che trovano casa nel calice di Rossovermiglio. Come atto di sublime fedeltà ed inno all’identità di un territorio, come amore per la terra in cui si nasce ed inno perpetuo alla vita che abbiamo. Sta di fatto che Mariateresa De Gennaro, sommelier di grande garbo e moglie di Piero Verlingieri, agronomo rigoroso, fondatore della cantina vitivinicola e punto di riferimento nel mondo scientifico vocato alla cura, le coltivazioni, i “frutti” della terra, i vigneti e i metodi di produzione. Uniti nella vita, nella pazienza e nell’idea che dei loro 18 ettari vitati, al momento, ne bastino di meno per dare, per intero, tutta la concretezza della qualità che loro portano a tavola dentro 50mila bottiglie per annata. Assieme, Piero e Mariateresa, curano le loro vigne per storia e tradizione. La storia è appena all’inizio…
Un racconto che inizia molto prima con nonno Antonio Verlingieri. Produceva vino rosso venduto nella cantina di quella stessa Paduli che guarda Benevento da est, altro versate della Doc Sannio regalando a Rossovermiglio l’esclusiva, su questo versante è l’unica cantina vitivinicola, di fare vino ad est del capoluogo sannita. Nato nel 2008 il brand è un atto di coraggio e di ribellione. Quello di Piero quando dopo la gelata del 1985 e la trasformazione di una produzione che preferì il tabacco al vino, lui giovane agronomo, decise di andare ostinatamente contro ciò che facevano gli altri. Ripiantò con cura un vigneto iniziando a dar vita ad un progetto sposato per intero anche da Mariateresa. Non a caso, oggi è lei che nel racconto, davanti alle telecamere di grandichef.com, con tanta umiltà e garbo, ci mostra l’azienda agricola. Ci dice con orgoglio che un giorno c’era un tabacchificio proprio dove ora si fa il loro vino di qualità. Ci fa vedere i luoghi di produzione, la tradizione accanto alla passione che si è fatta sempre più attenta all’impiego di tecnologia in cantina. Stare da loro è attraversare per intero la strada che dal passato delle origini porta dritta verso l’ambizione del futuro, la tecnologia dei macchinari, l’etica del lavoro, l’inclinazione a produrre in iper-riduzione di ossigeno sostituendolo con azoto che riduce al minimo i solfiti. Lo scanner ottico che seleziona le uve è l’esempio che fa la differenza e anche la qualità. Analizza i chicchi permettendo di eliminare tutti quelli ritenuti non perfetti. Il livello qualitativo altissimo arriva da lì e viene confermato dai premi vinti in giro per il mondo, un vino adatto persino ai vegani poiché per produrlo non viene utilizzato alcun prodotto di origine animale durante la vinificazione.
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Nei prossimi mesi, come tutta la redazione di grandichef.com auspica di fare, vi racconteremo quali buoni frutti, per esempio, può dare il connubio tra la Francia e l’Italia in fatto di vinificazione, metodo e attenzione alle fermentazioni e a tanto altro. Abbiamo incontrato due persone che amano ciò che fanno. Che “mettono al mondo”, unendo in connubi di perfetta saggezza, il mondo contadino e quello tecnologico, l’onestà di vendere il vino senza voler lucrare con la consapevolezza che rispettare madre natura, impedire che ciò che si mangia ma, in questo caso, soprattutto ciò che si beve, debba essere un dovere per tutelare la salute di ogni commensale.
Una visita ricca di emozioni quella di grandichef.com in terra di Paduli nel giorno di luglio tra i più caldi di questa estate torridissima. In mezzo agli ampi spazi di produzione, attorno ad un tavolo di vetro che ha la stessa trasparenza d’animo di Piero e Mariateresa siedono in diversi: l’avvocato di fiducia che ha grande arguzia e cultura, il giornalista che ha dato principio a cose diverse, l’esperto di vini visionario e sognatore, la passione di un cugino di Mariateresa che sa essere risoluto e pratico e ama la cucina. Siede la Falanghina il Fiano e il Greco, del formaggio e salumi di qualità come il vino che li accompagna o viceversa. Siedono annate diverse e tutto il saggio azzardo di non voler ricavare subito dal vino tutto il profitto che ogni produttore vuole ricavare. Il vino qui deve aspettare. Non a caso hanno scritto che i coniugi Verlingieri è che non hanno fretta. Non caso i loro bianchi non sono destinati a essere commercializzati appena fatti. Li fanno aspettare per dare loro il tempo di crescere, di diventare “quasi adolescenti”. Li fanno riposare o in barrique o in bottiglia. L’assaggio della Falanghina, del Fiano, del Greco, dell’Aglianico (l’unica bacca rossa) rispecchia questa filosofia di vita. Dentro c’è il territorio: mineralità misto a calcare, argilla che ha dentro il sole assieme alle gelate invernali. C’è Meteira, Frenesia, Anima Nera, il Sannio Greco e tanto altro.
Noi sentiamo che questo può essere un grande racconto. L’unico capace di farci capire, toccando con mano, quale fatica occorre per produrre vino di qualità, quali risorse, quale attenzione, quale spasmodica passione, fuori dal tempo, occorre mettere in campo per onorare madre Terra ad ogni vendemmia. Persino quando la produzione non si fa se l’annata non è stata di qualità, come Piero e Mariateresa per qualità intendono.
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