Non sarà un caso. Tutti coloro che, tra colleghi e commensali, passati un giorno o più in Tenuta Nunziata nel comune di Torre Annunziata, abbiano riportato all’unisono la stessa identica sensazione. Quel segno identitario di una famiglia, i Camera, e di chi tra loro, poco più di 40 anni, ha qualcosa di dentro che vuole vincere nuove e belle sfide. Un quarantenne che dimostra meno e che ha portato la stessa mentalità nei campi di basket ed in altri ambiti della vita e del lavoro altro. Qualcosa di buono che è entrato nel cuore, negli occhi e nell’anima di chi è stato qui ed è rimasto pregno d’emozioni sotto il giudizio, antico e nuovo, che solo il palato può dare. Gino Camera ha aperto gli spazi della sua Tenuta Nunziata appena due anni fa. Aveva negli occhi le stesse cose che hanno coloro che sono già stati da lui. Una vista mozzafiato che dalla terrazza abbraccia da un lato il Vesuvio e dall’altro il mare di Castellamare. Spiega tutto a menadito sotto l’onda di un entusiasmo che non è affatto passato. In una parte più riservata del ristorante ch’era la Stalla della Tenuta , come ancora adesso si chiama, come lo era sin dal principio arriva soddisfatto lo chef Antonio Esposito, appena 26 anni, un pieno di umiltà e tanto acume. Qui il “chilometro zero” è diventato “centimetro zero” perché ciò che arriva a tavola dalle mani dello chef Esposito è coltivato nei terreni stessi della Tenuta che sono d’intorno. Come l’olio che nasce sopra questi alberi e viene qui spremuto. Come il vino che esce dai vigneti a lato e trova qui vendemmia. O le verdure, i limoni, i pomodori e tanto altro. Siamo stati appena poche ore qui solo per anticiparvi ciò che vi racconteremo (come noi amiamo fare) nei prossimi mesi con grandichef.com…
di francesco de rosa
La linea invisibile che lega tutti gli angoli della Tenuta Nunziata passa per i sapori che si portano a tavola, gli equilibri che rincorre l’ecosistema di questo posto, i contrasti tra dolci e salati, le cotture ed le erbe aromatiche, il grado del rancido nell’olio di qualità e ogni altro elemento gustativo. Lui lo sa e sorride soddisfatto. Gino Camera la sua prima linea la condivide ora, nella vita, nel cuore e nel lavoro, con Rita, coetanea animata dalle stesse ambizioni, un’ innata inclinazione a cercare la perfezione in strutture ricettive a cui delegare la mescolanza del luxury e la semplicità delle bontà che madre natura sa dare. Ambiziosi all’unisono Gino e Rita con tante belle sfide (di lui e di lei) davanti a loro. Quando arriviamo qui è tutto già avvolto dal buio della sera è calata già da un po’. Ci sono le ombre delle luci messe ad arte che fanno luce ai passi. C’è Luigi lieto di accogliere come pochi altri. “Camminavamo senza cercarci ma sapevamo che dovevamo incontrarci”. La frase va riletta sull’etichetta dell’aglianico che Gino Camera ha fatto stampare sulle bottiglie. nella dispensa si sono tutti i minerali del Vesuvio che si son fatti ortaggi e tradizione: melenzane, verdure lesse e cotte, pomodori e tanto altro. Qui è condensata qui tutta la passione Gino Camera e molto di più: il sogno è appena cominciato a farsi strada. Il passato da giocatore professionista di basket è prezioso. Ricorda tutte le sfide vinte e quelle perse sono state preludio e lezione di altre vittorie. Gli dicevano ch’era impossibile nei campi di basket e della vita arrivare a tanto. La Tenuta Nunziata è questo e tanto altro. Un progetto di famiglia, un modo di stare al mondo e vivere qui, una strada che porta in cucina, dall’orto ai fornelli, tutto il buono di questa terra bellissima che ancora ha ricevuto tutto l’attenzione che merita e non sa fare squadra di territorio. Tanto che questa è la sfida più ardita. Intanto la cucina si fa fregio di due giovanissimi talenti, lo chef Antonio Esposito e la chef patissiere Anna Epifano, che sanno guidare di senso e di gusto ed elargire parole e dovizia. Il menu è esclusivamente di terra e segue logica stagionalità come vuole Slow Food e la cucina che fa bene. Le esperienze stellate dello chef Esposito, si ritrovano nei piatti che da commis è stato con Marianna Vitale e Gennarino Esposito, e da sous chef è stato con Lino Scarallo a Palazzo Petrucci.
Una tenuta di 20mila metri quadri ubicata nel comune di Torre Annunziata (Na) al confine con quello di Pompei a pochi metri dal mare, chiusa tra il Vesuvio e una vista mozzafiato su Sorrento e Capri. Oltre 700 piante di olivo, un frantoio proprio, agrumeti e orto alimentati dall’impiego di metodi e prassi biologiche certificate e praticate con la concimazione anche attraverso la sansa esausta. In mezzo a questa immensa passione, quando andrete a visitare la struttura, non mancherete di incrociare la giovane e dinamica Carmela, mamma di Gino, che ha dato asilo politico a due gatti fantastici. Ex professoressa ora in pensione, Carmela è il motore assoluto dell’orto e di tante attività legate agli spazi altri di madre natura, non ultima la trasformazione dei suoi prodotti in conserve e marmellate. Una edicola votiva ricorda che qui siamo “ncopp a lava” sulla lava di un’eruzione che gli abitanti scamparono. Il luogo è di un assoluto splendore strategicamente ubicato a poche centinaia di metri dall’uscita autostradale di Torre Annunziata Sud e dagli scavi archeologici di Pompei. Poco più avanti nel buio illuminato ad arte abbiamo visto impiantata da poco una vigna di Aglianico e Falanghina che producono con altro appezzamento ubicato altrove.
Nessun altro luogo meglio di questo si presta, come già accade da due anni, ad eventi e alla didattica. Che sia attorno alla piscina oppure negli spazi della convivialità che sono accanto qui ciascuno, italiano o straniero, recita accanto al protagonista per eccellenza: la natura in tutte le stagioni dell’anno che si susseguono. Che sin dal mattino ha accolto questa estate corsi di yoga, attività olistiche e salutistiche. Un fabbricato poco più in là, appena sopra la Stalla che è ristorante gourmet, contiene camere che son diventati mini appartamenti ciascuno dei quali può ospitare anche 4 persone. La piscina è bagliore ed incanto. Il ristorante fa eventi e spicciolata ed ha attorno antiche mattonelle che formano riquadri come fossero tappeti mescolando sobrietà, gusto, stile e leggerezza. Le carni e poco altro che qui non si alleva o produce arrivano da una tenuta attigua in rapporto di scambio e cultura comune del cibo. Si mira alto con pratiche agronomiche antichissime dove le api nelle serre hanno il compito di impollinare.
Il passo a tavola per la priva del nove e del palato è veloce. La produzione di olio è un pallino di Gino che dopo un lungo corso di formazione in Umbria, ha qui ulivi e frantoio. Lo hanno già definito “l’unico frantoio vesuviano nella terra del vino”.
L’espienza immersiva dei commensali inizia da subito: versando olio sul pane fresco fatto in casa ma è solo il principio. Pane di semola di grano duro, lingue di suocera e focaccia. Carpaccio di manzo marinato. Rucola selvatica, nespole e maionese alle acciughe. I fichi sopra un impasto delicatissimo. Statene certi. Se il sogno resiste (e Gino non alcuna intenzione di mollare, anzi) questo luogo sarà coacervo di emozioni. Intanto che lo spettacolo cominci…
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