Gaetano Trovato lo ribadisce anche in queste giornate di grande calura d’estate 2026. E lo fa dal verde che domina la dimora del suo Arnolfo. «Non è solo cucina». A confermarlo, non solo per dovere di famiglia, ci sono il fratello Giovanni, grande maestro di accoglienza in sala e sommelier. E la stessa primogenita di Gaetano, Alice che ha nelle sue mani molta della “regia” su cui l’Arnolfo può contare.
di francesco de rosa
È un luogo in cui gusto, bellezza e arte contemporanea si incontrano, creando un’esperienza che va oltre il piatto. Ogni dettaglio, ogni spazio raccontano la nostra visione: un dialogo continuo tra cultura, territorio e creatività. Questo era il sogno che Gaetano Trovato aveva da sempre. E poiché solitamente i ristoranti nascono adattandosi a strutture già esistenti questo doveva nascere dal “nulla”, su terreno fertile, nello spazio di un coronamento che si fece vocazione decenni fa.
Così nella nuova casa Arnolfo (che ora nuova non è più perché vive già da un po’) tutto è stato studiata per ottimizzare al meglio ogni processo di lavorazione. Voluta dallo chef Gaetano Trovato, maestosa, luminosa e scenografica, e già parte dell’esperienza di chi vi arriva. Da un lato, l’immensa vetrata che apre lo sguardo su Colle Val d’Elsa e sul paesaggio toscano; dall’altro, la cucina a vista, simbolo di trasparenza e sensazione di un luogo in cui i cuochi siano a loro agio e lavorino comodi mentre cucinano e al centro uno spazio elegante, contemporaneo, pensato per mettere il cliente al centro senza mai risultare freddo o costruito. L’accoglienza è semplicemente esemplare: calda, naturale, professionale. Le cucine disegnate dallo Chef Trovato con DeManincor uniscono il design e la tecnica; la logistica meditata per migliorare la sostenibilità lavorativa fa trasparire l’attenzione e la volontà dello Chef per creare un luogo dove non solo si possa vivere un’esperienza indimenticabile da cliente ma soprattutto dove si possa trascorrere un bel soggiorno da collaboratore.

.

.

.














