Ventidue febbraio 2019, dopo un’attenzione durata anni su un tema del quale spesso non è facile comprenderne i contorni come quello della biodiversità nel mondo, la FAO, l’organizzazione/agenzia delle Nazioni Unite nata il 16 ottobre del 1945 per comprendere i problemi e guidare i processi legati all’alimentazione e all’agricoltura nel mondo, ha reso pubblico il suo Primo Rapporto sullo Stato della biodiversità nel mondo. I risultati, come si poteva prevedere, non sono incoraggianti tanto che una delle più meritevoli associazioni, Slow Food, che opera in molti Stati del mondo con progetti di grande valore, ha rilanciato l’allarme che, di fatto, arriva dal Rapporto della FAO. “Occorre agire in fretta!” è l’imperativo categorico anche nel caso in cui, come questo, la notizia è passata sotto silenzio.


Il Comunicato stampa porta in calce l’icona tipica e rossa di Slow Food. “La perdita di biodiversità sta portando al collasso del sistema di produzione alimentare” scrive senza mezzi termini l’Associazione creata dalla visione di Carlo Petrini nel 1986. «Il modello attuale di agricoltura, industriale ed estensivo, – si legge nel comunicato stampa di Slow Food – alla base dei nostri sistemi alimentari è al collasso, con gravi ripercussioni anche per la nostra salute. È questa la conclusione del rapporto Stato della biodiversità mondiale per l’alimentazione e l’agricoltura che la Fao ha pubblicato illustrando prove preoccupanti rispetto al danno irreversibile e catastrofico sulla biodiversità del nostro pianeta, in particolare quella legata al cibo. Il rapporto denuncia, tra le altre cose, la riduzione nella diversità delle coltivazioni e delle razze da cui dipende la nostra alimentazione, la distruzione di habitat e terre destinate alle coltivazione e la gestione insostenibile delle risorse naturali».

Slow Food, dando risalto a tutte le conclusioni che il Rapporto FAO riporta con dovizia, chiama all’appello tutti coloro che si occupano di cibo, che lo producono, lo distribuiscono, lo usano e, non da ultimi, lo cucinano.

«Sono anni – si legge nel comunicato – che Slow Food denuncia questi pericoli e ogni tanto abbiamo avuto la sensazione di predicare nel vuoto. Oggi la situazione sta cambiando, ci pare che la gente sia più sensibile, ma forse non ci si rende conto della gravità del problema: un conto è una perdita, un conto è un collasso catastrofico. Dobbiamo sperare di essere ancora in tempo evitare questa estinzione di massa ma abbiamo bisogno dell’impegno di tutti, non solo della Fao e di Slow Food, ma di tutta la gente di buona volontà» commenta Piero Sardo presidente della Fondazione Slow Food per la Biodiversità.

grandichef.com si unisce all’appello di Slow Food impegnandosi a divulgare i meriti di un tema davanti al quale non possiamo restare indifferenti.

Siamo convinti, come Slow Food, che «non resta più molto tempo. Abbiamo 10 anni per invertire lo stato attuale delle cose o si rischia un collasso totale e irreversibile. E questo cambio di rotta si può innescare rinforzando le conoscenze e le tecnologie moderne con i saperi tradizionali, ridefinendo il nostro approccio all’agricoltura e alla produzione di cibo, ponendo la tutela della biodiversità e l’ecologia al centro delle agende politiche. A ogni livello, dalle piccole produzioni fino ai governi, è necessario adottare regolamenti – come ad esempio le politiche agricole comunitarie in Europa – che proteggano la biodiversità alimentare e agricola. Non dobbiamo perdere le speranze che lo stato attuale possa cambiare. Il successo dei progetti di Slow Food ne è la prova. Dobbiamo agire insieme, e dobbiamo agire subito, per salvare il nostro cibo, per salvare il nostro pianeta, per salvarci».

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