Francesco, Fabrizio e il grande cane bianco. Il Cilento è anche la terra dove vive Maida

Francesco, Fabrizio e il grande cane bianco. Il Cilento è anche la terra dove vive Maida

Chi conosce bene questi luoghi del Cilento sa che Maida è un luogo di Paestum da cui, se vuoi, si guarda il mare ma è soprattutto terra generosa, prima che al mare si arrivi, sulla quale crescono alberi, fiori, frutti, ortaggi. Fu uno dei primi posti che conobbe e che imparò ad amare Francesco Vastola quando, ormai molti anni fa, arrivò dalla provincia di Napoli, assieme ai suoi, per vivere nelle terre del Cilento. E fu da subito amore, capacità di portare la sua visione concreta di lavoro e futuro in mezzo ad un terra che è rimasta bella e generosa, in una impresa che fece nascere con il nome di Azienda agricola Vastola. Ma il brand Maida doveva esserci e ad esso Francesco voleva dare un senso.

Oggi Maida, brand di punta dell’Azienda agricola Vastola, ha una missione: “conservare ciò che di buono viene dalla terra” e fare di questa missione una vera arte. Lo ripete con determinazione Francesco Vastola agli enogastronomi, ai colleghi giornalisti o ai semplici curiosi e degustatori, anche stranieri che traducono in sottotitoli o in “doppiaggi” di lingua inglese, francese o d’altro, ciò che lui dice rigorosamente in lingua italiana. Qui sono arrivate le telecamere dei colleghi americani che sono rimasti incantati dal racconto di una storia che si è ispirata alla semplicità e alla qualità, a prodotti freschi e sempre di stagione. Qui l’olio viene prodotto in casa grazie alle decine di alberi, anche secolari, che vengono curati con la massima attenzione. E l’olio prodotto, extravergine di olivi cilentani, viene usato per conservare, sott’olio appunto, gli stessi ortaggi che l’Azienda agricola Vastola coltiva nel corso delle diverse stagioni. Ortaggi sott’olio ma anche in crema, e poi confetture, passate, sughi, legumi in acqua. Dai carciofi, il prodotto simbolo di una tipicità dell’agricoltura di Paestum (di diverse dimensioni e conservato in diverso modo) alle cipolle ramate di Montoro, alle olive, agli asparagi, ai pomodori secchi. Dalle melanzane grigliate ai ceci neri di cicerale. C’è la zucca lunga di Napoli, l’uva fragola, il pomodoro corbarino secco, l’albicocca ievulese, le mele, i pomodori gialli, la papaccella napoletana, l’arancia, il cedro, il peperoncino cilentano e, persino, le olive nere al cioccolato. Sott’oli, confetture, creme uniti assieme dal puntiglio, che Francesco e Fabrizio Vastola hanno sempre avuto, del packaging. Deve essere curato, esclusivo, di qualità, dal forte impatto cromatico. Deve dare trasparenze, semplicità, il valore, un messaggio prima ancora di toglierne il tappo per provarne il sapore: che tutto è conservato senza aggiunta di aromi o di conservanti. 

Qui sono arrivati gli studenti delle scuole del territorio assieme a tanti altri appassionati di agricoltura biologica. Hanno fotografato, intervistato e ripreso Francesco ed il figlio Fabrizio Vastola che, assieme ad un mite e fantastico pastore maremmano, cresciuto in mezzo ad un’impresa così fatta, ora è un giovane adulto che con il padre divide oneri, onori, lavoro, sacrifici e responsabilità. Una scuola di vita che è diventata anche pratica, energia, sostentamento.

Il grande pastore bianco maremmano lo abbiamo trovato sull’uscio di casa. Sembrava una sentinella sormiona, che guarda, osserva, dorme, controlla e si domanda chi possano essere questi nuovi e sconosciuti visitatori che cercano i sui padroni. Il colore bianco dei suo pelo, quel giorno, portava le sfumature di questa terra, era quasi grigio perché il bianco era tinto del terreno dei campi come capita ai cani che osservano più da vicino il lavoro dei contadini, la ciclicità delle stagioni. Lui vive qui da molti anni. I pastori maremmani hanno un alto senso di fedeltà. Perché sono cani e sanno quali bellezze ha un legame con gli umani se gli umani sanno davvero amare, ma anche perché ha sperimentato, in questi anni, che essere assieme a Francesco e Fabrizio Vastola è ricevere il bene infinito che loro due hanno appreso dalla natura che li nutre in ogni senso.

Nella foto qui in alto Francesco Vastola con lo chef stellato Ernesto Iaccarino, figlio di Alfonso Iaccarino. Al “Don Alfonso” di Sant’Agata sui due golfi l’Azienda Vastola arriva con i suoi prodotti Maida in diversi momenti dell’anno.

Un viaggio più lungo nella storia dell’Azienda agricola Vastola ci riporta foto in bianco e nero dove ci sono gli avi, i genitori di Francesco e un bambino, lui, educato a certi valori che danno un peso enorme alla generosità che c’è nella natura.  

Dicono: “Per noi Paestum rappresenta uno spettacolo di maestosità e grandezza, una delle maggiori testimonianze architettoniche della Magna Grecia, ricordo dei secoli in cui Poseidonia era una delle colonie più ricche e fiorenti dell’Italia meridionale”.

Non a caso, l’azienda Agricola di Francesco Vastola si estende su terreni poco distanti dagli scavi archeologici di Paestum e le mura, che si ergono per  oltre 4,5km interrotte da 4 porte e intervallate da torri e passaggi minori, sono visibili dai nostri campi.

Non dista molto nemmeno il tempio dedicato a Hera, divinità cara agli Achei fondatori di Sibari, il tempio di Nettuno, la cui dedicazione è ancora oggi incerta, l’Anfiteatro, ancora solo parzialmente scavato, l’Agorà greca
che abbraccia un luogo di riunioni detto anticamente ekklesiasterion, ed il tempio di Cerere o di Atena, dea della guerra.

Nel frattempo, i ritmi a cui fanno fronte Francesco ed il figlio Fabrizio Vastola coniugano alla fatica dei contadini di un tempo che oggi è manodopera qualificata, braccia ed entusiasmi di donne e uomini cilentani che lavorano in azienda ed hanno diverse età e diverse esperienze dacché l’arte di conservare ciò che di buono viene dalla terra, affonda le sue radici nella storia della Magna Grecia, e soprattutto nella storia della famiglia di Francesco e Fabrizio. Una storia che diventa sapienza e valore quando si trasforma in produzione e si tramanda di generazione in generazione.

Il punto di partenza è sempre la natura che fa crescere dai semi i fiori, i frutti, gli ortaggi e dopo un’accurata selezione di ogni materia prima, tutti i prodotti sono lavorati artigianalmente senza aggiunta di conservanti o additivi perché il rispetto assoluto delle antiche ricette contadine non vuole commistioni più moderne. 

Una linea bio che strizza l’occhio a chiunque desideri armonizzare la propria vita con la natura e la sostenibilità di un pianeta che pure è spesso insidiato. Una produzione che Maida rivolge sempre di più anche all’alta cucina italiana oltre che a tutti i palati fini che amano i prodotti di natura, quei prodotti che nessuno altera arrivati a tavola come se ciascuno avesse un orto, sempre curato e ricco, fuori l’uscio della propria casa anche se vive nel centro delle città più moderne. Non a caso i prodotti Maida vanno oltre confine, arrivano dall’altra parte dell’Oceano dove non molto tempo fa, sono arrivati di persona anche Francesco e Fabrizio per guidare il percorso che sta facendo la loro Azienda agricola. Nei contributi video che seguono c’è qualche momento della coltivazione assieme a due reportage in lingue diverse e qualche spunto per “toccare” con gli occhi una qualità sulla quale saremo lieti di documentarvi nel corso dei nostri eventi come dei nostri reportage.

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