Quel “grappolo” rosso che dal Vesuvio arriva in ogni parte del mondo: luoghi e leggende del pomodoro del “piennolo”

Quel “grappolo” rosso che dal Vesuvio arriva in ogni parte del mondo: luoghi e leggende del pomodoro del “piennolo”

Ora che anche gli italiani che non hanno mai parlato la lingua dialettale dei vesuviani sanno cosa voglia dire “piennolo” quel pomodorino del Vesuvio che trova la sua unicità sopra i terreni di un vulcano che innerva di sali minerali i suoi pendii e  nasce dall’interazione di diversi fattori riesce ad andare ben oltre i confini nazionali. E non solo perché dal 2009 il “pomodorino del piennolo” è DOP (denominazione di origine protetta)  o perché con un decreto del Ministero dell’Agricoltura datato 10 aprile 2013, pubblicato il 26 aprile in Gazzetta ufficiale, è nato il consorzio di tutela del “pomodorino del piennolo del Vesuvio dop”.

Sarà che cinque anni fa l’intento era quello di valorizzare l’agricoltura vesuviana, facendo leva sul pomodorino dop. Cinque anni dopo il Consorzio ha ancora molti obiettivi davanti a sé ma la sua nascita era necessaria per favorire la crescita di una economia turistico/rurale improntata ad un nuovo modo di fare agricoltura e, insieme, a ricuperare terreni impervi sui versanti del Somma/Vesuvio lasciati troppo in fretta dalle generazioni più giovani. Ora quelle generazioni stanno ritornando per valorizzare “madre terra” che qui è in strati a lava sedimentati da millenni.

Spazi di terra che hanno la migliore esposizione al sole, quelli che sono il “frutto” di tutti gli strati lavici che si sono sovrapposti nel tempo fornendo oggi agli ortaggi che vi crescono sopra una qualità decisamente migliore. Il pomodorino del piennolo del Vesuvio Dop ha una forma ovale e allungata, lievemente a pera o a cuore ed è ben visibile la parte apicale con quel pizzo che ne rende la punta in basso. Ha un colore rosso vivo e brillante, ma anche aranciato. Ha una dimensione ridotta e tondeggiante, un prolungamento all’estremità inferiore. La buccia è spessa e la polpa è soda e compatta. L’odore è quello tipico del vegetale e dell’erbaceo: un sapore dolce e acidulo assieme. Per scienza il pomodorino vesuviano è una varietà di pomodoro coltivata esclusivamente nell’area vesuviana. I vesuviani li conservavano a lungo così, raccolti tradizionalmente a grappolo e appesi sui balconi. Così hanno preso, con il tempo il nome di pomodorini del piennolo (pendolo) o spongillo (per quel pizzo che hanno alla loro estremità).

Il loro successo è arrivato con il tempo, a colpi di qualità e di memoria, sopra terreni antichi di stratificazioni, con il lavoro, l’abnegazione e la serietà delle tante aziende agricole che hanno fatto strada e hanno la storia della coltivazione del pomodoro del piennolo vesuviano. Li abbiamo cercati lì i migliori produttori e lì li abbiamo trovati. Racconteremo così, nei prossimi mesi, come con i nostri chef stellati in ogni parte d’Italia, anche un’azienda nata dall’impegno di una famiglia vesuviana,  i Coppola, “capitanata” dal fido Gaetano, che è riuscita dapprima ad anticipare mode e qualità con il “piennolo del Vesuvio” messo in eleganti confezioni così da essere spedito in giro per le regioni d’Italia ed altrove come fosse un cadeau di gioielleria. Un risultato che impegna ogni anno, allo stesso modo, un brand, Valgrì, azienda di qualità eccellente che la famiglia Coppola volle far nascere nel 1992. Valgrì oggi, “nei suoi terreni, alle pendici del Vesuvio, cura tutta la filiera produttiva di alcuni suoi prodotti dalla semina alla raccolta, alla commercializzazione del prodotto”. Una vocazione che è anche la loro “mission” aziendale e che da qualche giorno ha accettato di mettersi sotto i nostri riflettori per “certificare” con gli occhi delle nostre macchine da presa, dei nostri chef, della nostra redazione, dei nostri eventi prossimi e futuri una qualità che non teme controlli, che non si nasconde, non si blinda e non vanta gloria se non può certificarla. Nel frattempo, qualche scatto fotografico tratto dalle ultime produzioni e proveniente dall’archivio dell’azienda serve a darci qualche anticipazione.

Ottimi da soli in insalata o per preparare la “pummarola”, i “pomodorini del piennolo del Vesuvio Dop” sono  nei diversi piatti della tradizione napoletana, sulla pizza, assieme alla pasta e ad altre preparazioni a base di pesce. Un prodotto che arriva nelle cucine di tanti chef stellati ma che, riteniamo meriti ancora molta e più attenzione per il sapore e la qualità che hanno. Tra miti e leggende, disciplinari e regole del Consorzio (può essere coltivato solo a trecento metri sopra il livello del mare) il “pomodorino del piennolo” vesuviano conquista spazi, notorietà, attraversa tutte le feste dell’anno e riesce ad essere “coltivato” dal grappolo anche dopo molti mesi che la terra lo ha donato al lavoro paziente dei contadini.

Così, divisi tra costieri (le cittadine che danno sul mare) e l’entroterra (le cittadine che sono sul versante del Somma) i vesuviani non intrecciano solo a filari, grappoli su grappoli, i pomodori del piennolo ma anche racconti, storie, leggende, memorie lontane. A Torre del Greco, cittadina vesuviana che tocca il mare, si racconta, per esempio, che le mogli dei pescatori e dei marittimi si impegnassero ad intrecciare e a sistemare le reti che servivano per la pesca. Quando, però, i mariti andavano in mare, per continuare a lavorare, le donne usavano la stessa “tecnica” per intrecciare i piccoli nodi delle reti del “piennolo”. A Somma vesuviana, Sant’Anastasia, Ottaviano le donne più esperte erano anche contadine assieme ai loro mariti e con la stessa destrezza con cui facevano le trecce alle loro figlie usavano intrecciare filari per comporre “piennoli” enormi che attaccavano sotto i portoni delle case rurali o padronali come provvista di cortile o di corte da giugno a Natale, da Pasqua all’estate successiva fino al nuovo raccolto.

In questo video, tratto anch’esso dall’archivio più recente di Valgrì, tutte le fasi della produzione dei pomodori del piennolo di Valgrì prima che le nostre telecamere coglieranno altri aspetti di un prodotto e di un’azienda che destano curiosità ed attenzione.

Che sia oro rosso di cui pure si è parlato a proposito del pomodorino del piennolo vesuviano oppure di quel colore arancione che rappresenta la sua variante più recente, di sicuro occorrerà evidenziare le qualità organolettiche che tutti i nutrizionisti, per una volta, sono concordi ad ammettere. I pomodori, che già per loro natura hanno qualità eccezionali che fanno bene al nostro organismo, trovano nel pomodoro del piennolo vesuviano un concentrato di qualità ulteriori delle quali saremo lieti di parlare già nelle prossime settimane. L’appuntamento è presso i terreni che la famiglia Coppola sta coltivando con amore fino al prossimo raccolto.

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