Il pay off che a “Le Trabe” hanno scelto, sin dalle loro origini, risente, per intero, della filosofia greca e latina di cui il territorio di Paestum e di Capaccio su cui sono, nel salernitano, è permeato da secoli. Dice “tutto scorre, qualcosa resta” e richiama da subito il rumore del corso d’acqua del fiume Trabe da cui il posto ha preso il nome. Si tratta di un rumore reale che, ben oltre ogni metafora, i rivoli d’acqua danno nelle diverse stagioni dell’anno a questi luoghi. In realtà siamo in una tenuta detta “Capodifiume” che è un’oasi naturale di 10 ettari attraversata, appunto, dal fiume Trabe. “Questo 2018 – recitava poche settimane fa un augurio sulla pagina pubblica de “Le Trabe” – porterà con sé tante novità e la prima che desideriamo condividere con chi amiamo è la decisione di voler rinnovare la nostra immagine. Le Trabe nasce molti anni fa e nel corso di tutti questi anni, grazie alla professionalità e al sacrificio, è diventata una realtà affermata: il primo ristorante stellato del Cilento e una splendida location per eventi e cerimonie. Abbiamo conservato il nostro spirito, ma abbiamo perfezionato la forma, a testimonianza del costante impegno verso il miglioramento, per rendere merito al cammino che ci ha portati fin qui e che ci auguriamo ci porti verso il prossimo traguardo. “Se vuoi che niente cambi, tutto deve cambiare”. Le Trabe non cambia, si evolve.” Intanto del fiume Trabe hanno scritto: “Il Trabe non è un semplice fiume: è vegetazione, energia, vita. Questo millenario rio carsico sgorga all’interno della Tenuta e dona al parco una flora ed una fauna rigogliose. Piante, alberi, prati verdi sono immersi in un percorso d’acqua dal gorgogliare placido e continuo. Lo scenario perfetto per momenti speciali destinati a diventare veri e propri eventi.”

Sta di fatto che in questo posto bellissimo che è ai piedi del monte Calpazio, all’ombra dei santuari del Getsemani e della Madonna del Granato si trova tutto quello che può far diventare l’esperienza un posto bellissimo in una vera esperienza di sapori e di gusto. Lo sa bene lo chef Peppe Stanzione, che è da qualche settimana nel gruppo di grandichef.com,  e che a Le Trabe ci arrivò quando questi era solo un progetto nella mente di chi, assieme a lui, lo aveva immaginato. Peppe Stanzione è nato a Pagani, cittadina popolosa del salernitano. Chi lo conosce bene da anni e conosce il carattere della sua cucina ha scritto di lui…  “è un ragazzo introverso che lascia al gusto deciso dei suoi piatti il chiacchiericcio, una cucina territoriale a tratti personale ma anche con qualche concessione tecnica d’alta scuola di stampo esotico. Una lunga gavetta in giro per il globo: California, Australia, Cina e Thailandia.
Influenze che ritroviamo nella sua cucina che pur restando legata al territorio con quel gusto sempre spinto tipico della questa cultura culinaria si presenta in abito da sera acquisendo contaminazioni ed esperienze elaborate in giro per il mondo che si fondono agli ottimi prodotti del Cilento.” E ancora: “Uno chef che non ama i riflettori, molto probabilmente questo frena anche la sua esplosione a livello mediatico, probabilmente sottovalutato dalla stampa in genere ma che mio giudizio meriterebbe qualcosina in più.” Ma il credito di cui gode lo chef Peppe Stanzione è arrivato puntuale anche con il più prestigioso dei riconoscimenti: quella stella Michelin che lui stesso difende con sacrificio, tenacia, creatività. Aiutato in questo, senza dubbio, anche dalla bellezza dei luoghi dove egli opera, crea, cucina, inventa connubi, guida un gruppo che è affiatato e ha mille stimoli quotidiani.

Basilico, alloro, prezzemolo: triti di erbe aromatiche e una puntina di ingrediente segreto che mai potrà essere rivelato. Lo chef è un alchimista del gusto e Peppe Stanzione, offre piatti della tradizione rivisitati in chiave moderna senza perdere il sapore originario e la tradizione che li ha eletti principi della cucina mediterranea. Qualcuno che ci è già stato ed ha voluto annotare con arguzia l’esperienza culinaria ha scritto con grande efficacia…  “Vorrei raccontarvi tutti i piatti, mi limiterò a dirvi quali sono le sensazioni che ho provato: il percorso è lineare, un continuo mutare morbido, senza strappi,  durante la degustazione dall’inizio alla fine vi è una continuità e una precisione accademica, In due esperienze a distanza di qualche mese ho ritrovato sempre una cucina pulita, impiattamenti e cotture perfette e grandissima armonia nel gusto complessivo di ogni portata, in alcuni momenti ho avuto l’impressione che lo chef, il servizio, la cucina e la sala stessa facciano tutti parte di quel fiume che lentamente ma inesorabilmente sorge e dalle vette arriva al mare, lentamente, inesorabilmente…. tutto scorre!”

Non passa inosservato che il ristorante Le Trabe si trovi all’interno di uno dei quattro mulini medievali dell’oasi di Capodifiume. Immerso tra giochi d’acqua, cascate e canali: è un posto unico. L’intera tenuta è energeticamente autosufficiente in armonia con l’ambiente, essendo stata costruita su una vecchia centrale idroelettrica dismessa che la proprietà ha rimesso in funzione. Molti dei prodotti sono a km.0 e le verdure provengono da un orto biologico a pochi passi dalla tenuta. Vetri e mura antica sapientemente ripristinate. Ci si accomoda in sale con i arredi d’epoca in legno invecchiato, pavimenti in cotto e ceramica e subito ci si sente a casa, complice anche un servizio gentile e puntuale.

Il Parco è a due passi dagli scavi di Paestum ed ospita, al suo interno, i resti di un antico tempio dedicato a Persefone, divinità greca il cui mito è legato al risveglio della natura. Ambientazioni romantiche e bucoliche a pochi passi dal fiume che circonda questo luogo. Nel frattempo, chef, cuochi, aiuto-cuochi, maitre, sommelier, event planner e poi camerieri, receptionist, giardinieri, addetti alle sale e alla pulizia e amministrativi. Un gruppo con una grande passione per il proprio lavoro e la voglia di soddisfare chiunque arrivi qui. Nei prossimi mesi racconteremo il viaggio lungo i piatti ed i sapori che danno carattere alla cucina di Peppe Stanzione dove questa parte del sud d’Italia, culla e territorio di cibi di qualità, riesce ad arrivare intatta a tavola dove lo chef mette le mani. Una breve anteprima ha il compito di rendere più intensa l’attesa.

Gli eliconi con pesto di fiori di zucca bio, semi croccanti e mandorle dello chef Peppe Stanzione.
Bianco di dentice con caponatina di verdure dell’orto e dressing di pomodorini dry: un’altra ricetta dello chef Peppe Stanzione.
Guanciale di bufalo brasato con carciofi, fiori di rosmarino e salsa all’aglio dolce dello chef Peppe Stanzione
La guancia di vitello di Peppe Stanzione
Il totanetto di seppia realizzato dallo chef Peppe Stanzione
Tacos di polenta bramata, gambero, mayo alla menta glaciale e insalatina aromatica dello chef Peppe Stanzione
Lo chef Peppe Stanzione