Alfonso Crisci, dal 2015 porta a tavola l’ambizione di un territorio

Alfonso Crisci, dal 2015 porta a tavola l’ambizione di un territorio

Quando nel gennaio del 2015, dopo un percorso durato anni in giro per cucine/scuole prestigiose italiane e straniere, nonostante la giovane età, Alfonso Crisci, vesuviano di nascita e di vocazione decise di aprire a San Gennaro vesuviano la sua “Taverna Vesuviana” c’erano da vincere molte sfide assieme all’incertezza che ogni nuova intrapresa porta con sé in territori come questi. Ciò che, invece, il giovane chef vesuviano voleva portare sopra i suoi tavoli dei suoi commensali erano e sono i prodotti eccellenti di un territorio che rende l’icona e le produzioni del Vesuvio uniche nel mondo e immediatamente riconoscibili. Senza enfasi, senza troppe presunzioni ma con l’umiltà ed il lavoro operoso che tutti gli riconoscono, Alfonso Crisci guidò il viaggio che lo ha portato, due anni dopo, a consolidare la sua visione di cibo. Diceva già allora: “La cucina antica e i suoi prodotti, sani e genuini, mi offrono la possibilità di rendere fantasiosa la mia proposta, flessibile e malleabile a seconda dell’ispirazione o delle specifiche esigenze. Esperienza e conoscenza, piacere e impegno, il mio mestiere richiede amore, l’unica cosa che so dare”. E ancora: “Amo esaltare, valorizzandola, la mia semplicità: le mie origini sono la base su cui poggia un progetto ambizioso. Mi piace stare tra i miei ospiti, mostrare direttamente, spiegando pietanze e ingredienti, quanta passione c’è dietro ciò che stanno gustando. Ogni informazione che passo, ogni curiosità su prodotti e portate, sono momenti di convivialità che trasmettono cultura e valori attraverso il cibo. Il mio regno non ha segreti, amo mostrare cosa avviene in cucina mentre lavoro non per mero esibizionismo, desidero che la gente condivida la mia stessa emozione nel prestarmi, con passione e dedizione, al mio inevitabile destino di Chef”.

Già. E l’inevitabile destino di chef non solo gli sta facendo arrivare ottimi risultati ma anche “gemmare” da San Gennaro vesuviano ad altri luoghi il racconto e la visione di quello che, secondo lui, la cucina può fare per alimentare il corpo e la mente. C’è “Metarmorsi” a Nola, una nuovissima creatura che propone Tapas e farine lievitate naturalmente ed abbinate a prodotti d’eccellenza per una pizza senza pari che giovani pizzaioli sono capaci di mettere sulla tavola dei commensali. C’è la cucina estiva di “Annalì” a Pisciotta nel Cilento dove lo chef Alfonso Crisci dedica i giorni della bella stagione portando il mare a tavola rielaborato da uno chef che di mari e terre ne ha viste parecchie. A raccontare, invece, per scatti fotografici, le sue imprese c’è un giovane e brillante fotografo e professionista della comunicazione che è anche architetto, uno di quei pochi che hanno le vere competenze per raccontare forme e sintonie visive. Si chiama Domenico Catapano ed è a lui che abbiamo chiesto di commentare, con le sue foto, in occasione della visita di “grandichef.com”, la cucina dello chef Alfonso Crisci. Così sono arrivati i “ravioli Plin alla Nerano su salsa lucida di zucchine e spuma di parmigiano” come nella foto che segue.

 

Carne e pesce, pomodori vesuviani e verdure, creme ed azoto che si mescolano ad ingredienti e preparazioni dove Alfonso Crisci mostra tutto il suo talento. Come con il “branzino scottato su infuso di camomilla, cipollotto caramellato ed estrazione di datterini rossi” che vediamo nella foto che segue di Domenico Catapano.

Nel frattempo, in mezzo ad un territorio che vuole, anche da conterranei come Alfonso Crisci, “impegno civile” il giovane e bravo chef vesuviano non si nega ad iniziative sociali e nemmeno a riferimenti che le scuole del territorio chiedono di dare ai loro giovani alunni per la visione di un futuro più concreto. Sono sfumature, disponibilità di cui nemmeno lui ci ha detto, nel corso del cortometraggio che qui vi mostriamo, tanto è stato ed è riservato il suo modo di essere a disposizione del suo territorio. Viaggia così, assieme ad un modo semplice ed essenziale di essere chef, il garbo umano di un vesuviano orgoglioso di stare qui e di raccontare in cucina e sui tavoli dei suoi luoghi di ristorazione i prodotti e le eccellenze di una ricca e “colorata” regione d’Italia.

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